Il massacro della Pisana, la luna di miele più breve della storia

Inizia il regolamento di conti all'interno del Casino delle Libertà del Lazio: "Un posto per parlare? Dovrebbe essere il partito. Ma non lo è e noi ce lo siamo creato", è quanto affermano i sette consiglieri del Laboratorio per Roma (Angelini, Aiuti, Aurigemma, Fioretti, Quarzo, Todini e Vannini).
da Repubblica.it
Dissidenti del Pdl, la rivolta si allarga. "Commissariare il partito in città"
"Un posto per parlare? Dovrebbe essere il partito. Ma non lo è e noi ce lo siamo creato". È il motto dei "dissidenti" del Campidoglio, i sette consiglieri del Laboratorio per Roma (Angelini, Aiuti, Aurigemma, Fioretti, Quarzo, Todini e Vannini) che ieri hanno convocato la stampa perché "al coordinamento Pdl non ci hanno fatto parlare". Tanti i problemi sul tavolo, a partire dal bilancio comunale "che non si sa quando sarà approvato: forse giugno, forse settembre, e il partito tace", tuona Vannini. Nel cahier de doléances c'è di tutto, dal Prg a Corviale, dalle multe all'Acea. Temi caldi su cui il Pdl "non ha un progetto, un dibattito, una linea". Fino ai criteri per fare la giunta regionale, che "se avessimo saputo avremmo almeno potuto discutere". Prendono la parola uno dopo l'altro e il ritornello è unanime: "Il partito dov'è?". Sul banco degli imputati il duo Pallone-Sammarco, accusato di "gestione apatica e opaca" e di utilizzare il ruolo da coordinatori per "mere spartizioni correntizie". Specie Sammarco, che Quarzo invita a "dire come la pensa senza leggere fogli scritti da altri".
A fare la fronda non ci stanno. Anzi per Aurigemma "noi siamo il partito che vuole Berlusconi: ex Dc, ex Msi, tutti insieme", ma la parola d'ordine è "cambio di passo". Che passa prima di tutto dal congresso. Ma "se il coordinatore non sa rappresentare tutti, torni a fare il capocorrente". E anche se "il problema è di metodo, non di poltrone", Fioretti lo dice chiaro: "Non vogliamo far ballare Alemanno, ma così non si va avanti". Non basta: il Laboratorio capitolino calamita il malcontento che monta di giorno in giorno a tutti i livelli del Pdl. Non per caso in sala c'è pure il senatore De Lillo ("Bisogna superare l'illogica divisione in quote e andare subito a un congresso che passi dal commissariamento") con gli insoddisfatti della giunta regionale: Celori, Palombi, Saraceni. Sulle barricate soprattutto l'area ex forzista, che più si è sentita tradita. E se Robilotta annuncia: "Chiederemo un incontro a Berlusconi sulla gestione del partito prima che la situazione diventi incandescente", Desideri al premier ha già scritto per lamentare le promesse non mantenute. Governare diventa più difficile che mai, in Comune come in Regione. Dove se non bastasse c'è il nodo Udc. Più che mai dolente, al punto che Alemanno mette pure il rimpasto di settembre sul tavolo delle trattative: "È l'unico punto che dispiace sia a me che a Renata, l'Udc deve entrare sia in giunta regionale che in quella comunale. È una scelta di campo inevitabile". Ma si becca il rimbrotto di Storace: "Che occorra ricucire è evidente, ma Alemanno non mischi i tavoli perché i suoi appelli rischiano di essere controproducenti".
I nodi arrivano tutti a unico pettine: quello del governo della Regione. E per la prima prova, il consiglio regionale del 10 maggio, alla Pisana già si affilano i coltelli. "Se la Polverini non ha ancora capito con chi ha che fare glielo faremo capire noi". L'imboscata dovrebbe scattare al momento di eleggere il presidente del Consiglio: gli accordi con Pallone, che ha chiesto e ottenuto di piazzare sullo scranno più alto il suo fedelissimo Mario Abbruzzese, potrebbero saltare per mano dell'inedito asse tra l'Udc e i tanti ex forzisti (tra cui i De Lillo) ed ex aennini (i Gramazio in testa) insoddisfatti. Un golpe in piena regola che, nel segreto dell'urna e con l'apporto dell'opposizione, potrebbe portare alla guida della Pisana il centrista Rodolfo Gigli. Un brutto risveglio per la Polverini: se così fosse, i cinque anni alla guida della Regione rischiano di trasformarsi in un incubo di maggioranze risicate e ingovernabilità. Specie se venerdì il partito di Casini confermerà la scelta dell'appoggio esterno. L'unica via d'uscita, da rinviare più possibile per salvare la faccia, potrebbe essere a questo punto il rimpasto - lampo che nelle stanze della Regione è già allo studio. Significherebbe l'esperienza di governo più breve della storia per l'uomo di fiducia della Polverini, Stefano Cetica, disposto a svestire i panni dell'assessore per indossare quelli più umili di segretario generale: il suo posto sarebbe occupato da Armeni, per liberare a Ciocchetti la poltrona da vicepresidente. Poi ci sarebbe da ripescare le deleghe non assegnate, dal Personale alla Formazione, per imbarcare una donna. Tutto entro il 10 maggio.
di GIOVANNA VITALE e CHIARA RIGHETTI