Innanzitutto chiarezza sugli obiettivi
Cosa c’è di peggio che vedere tanta sana indignazione andare il fumo per colpa di qualche pollo violento che abbocca all’amo? Vederla andare in fumo per mancanza di idee. Gli indignati di tutto l’occidente sanno che il loro problema è locale ed internazionale, se vogliono sopravvivere per ottenere cambiamenti devono battersi in casa come fuori dei confini nazionali, non possono sperare di riuscire a risolvere i loro problemi in modo determinante se non uniscono le loro conquiste nazionali con risultati internazionali. Per questo se non si vuole una fine ingloriosa anche di questo movimento, come fu in passato per altri che l’hanno preceduto, si deve essere più sensibili alle proposte concrete e puntuali che ad un melting pot dove contenere tutto ed il contrario di tutto. La presunzione di pensare che l’indignato ha fatto una precisa scelta alzando il livello dello scontro prescindendo dalla politica, e quindi dai contenuti, diventa un comodo alibi per evitare di affrontare il problema più grave, ovvero che l’indignato non può trovare soluzioni in quella stessa offerta politica che ha finora gestito il potere. Sembra un ovvietà, ma è bene ricordarlo, la strada obbligata per chi ha il potere è quella di delegittimare l’indignazione più razionale e consapevole cavalcando il malcontento generalizzato.
di Diego Sabatinelli
Sembra un gioco di parole, ma dinamiche simili si hanno sotto il naso se si presta attenzione. Una dimostrazione viene dal paradosso per cui proprio dal Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, quindi direttamente dal Vaticano, si esorta ad una “riforma del sistema finanziario e monetario internazionale” contro “il liberismo economico senza regole e senza controlli”, ovvero un j'accuse proprio da coloro che hanno potuto usufruire in questi decenni attraverso lo IOR di quella mancanza di regole e di controlli che tanto ha dato alla finanza vaticana. Facendo un voluto accostamento tra il termine liberismo e “senza regole e controllo” appare chiaro l’intento vaticano di accattivarsi simpatie popolari veicolando un messaggio antipopolare e soprattutto falso: è proprio la Santa Sede che ha contribuito con la sua avidità di finanziamento pubblico diretto e indiretto, miliardi di euro, a ingigantire il debito pubblico che pende sulla testa di ogni italiano, cittadino a cui è impedito il diritto di scegliere se destinare una parte dei soldi sottratti dal proprio magro stipendio per consolidare quello stesso potere che contribuisce a strozzarlo. Altro che liberismo economico senza regole, servirebbe un’immediata rivoluzione liberale che impedisca ai banchieri della holding “Santa Sede” di corrompere interi Stati.
E’ bene chiarire subito che la sfida nazionale, come quella internazionale, non è abbattere un sistema liberale ed un’economia di mercato che nella realtà non esistono, semmai eliminare quella paralisi che regna nel nostro Paese dovuta ad un’allarmante carenza di libertà, economica e politica. Non c’è libertà quando un giovane che vuole aprire una bottega in una qualsiasi città italiana ha bisogno di 1000 permessi dimenticandosi quell’unico permesso che lo vedrà costringersi a fare anticamera dall’assessore al commercio per scendere a compromessi, o il giovane laureato quando trova la propria strada sbarrata dalla corporazione che non lo fa entrare perché già piena di figli di papà o di Partito (di destra, di centro o di sinistra). Non è liberista un sistema internazionale che permette a pochi oligarchi di gestire centinaia di miliardi di euro senza nessuna regola e alcun controllo, quello stesso controllo che non si può esercitare senza un vero governo europeo ed un vero governo mondiale delle democrazie, altro che radici giudaico cristiane. O si è tutti uniti nel rivoluzionare il sistema, o il sistema crollando rivoluzionerà le vite di tutti in peggio, e senza sconti.
E’ certo che in queste settimane ed in questi mesi si sta arrivando, se già non ci si è arrivati, ad un punto di non ritorno, il potere che si ritiene graniticamente saldo potrebbe davvero trovarsi davanti ad un mondo nuovo senza essersene accorto, un maremoto che difficilmente lascerà le cose come stanno, e per questo si deve evitare l’apnea delle idee. I problemi che vivono gli italiani sono certamente diversi da quelli che vivono gli altri cittadini europei, come i cittadini europei hanno problemi ed esigenze diverse da quelli statunitensi, ma pur sempre i mali derivano tutti dalla stessa radice: mancanza di trasparenza (oggi con i wikileaks nel mondo ne siamo sempre più consapevoli), scarsa o assente libertà ed eguaglianza per la maggioranza delle persone, risorse economiche e potere decisionale sempre più nelle mani di poche oligarchie incontrollate.
Posto che le ideologie dello scorso secolo hanno prodotto quel che hanno prodotto e hanno fatto la giusta fine è nelle esigenze di oggi che vanno trovate le risposte, la gente anela alla libertà, economica, civile, politica, difficilmente potrà mai più sopportare dittature del singolo come quelle del popolo, ed è nell’eguaglianza che si trova la libertà. Non si può sperare di cambiare le cose in Italia senza volgere lo sguardo a quello che accade nel resto d’Europa, come non si può pensare di cambiare le regole dell’economia e della finanza senza volgere lo sguardo agli Stati Uniti, o pensare che la mancanza di diritti in Cina non abbia ripercussioni nel resto del pianeta. Non si può sopportare l’idea di avere mille regole, diecimila cavilli, centomila controlli per colui che si cimenta in qualsiasi attività della propria vita in modo da essere controllato meglio e veder fallire le proprie aspettative, essere privato di qualsiasi sogno e volontà di realizzarlo. Lo scontro generazionale va portato finalmente sul giusto binario che non è anagrafico, ma di status, tra chi ha per eredità o privilegio sociale accesso alle stanze migliori e chi per le stesse ragioni ne è escluso. E le armi del potere contro la libertà sono sempre le stesse. Vorrei per tutti i cittadini europei uguale diritto di poter accedere al meglio che offre l’Europa; vorrei che non ci fossero oligarchie che decidono il destino di tanti senza alcun controllo; che un giornalista russo o un manifestante cinese non rischino la morte di Stato per aver scritto o detto quello che pensano. Non è individuando nell’economia e nella libertà economica l’epicentro di tutti i mali che si risolvono “tutti i mali”, ma sono la mancanza di regole, di trasparenza e di libertà che consentono a pochi oligarchi di fare come vogliono. Governo mondiale delle Democrazie? Sicuramente, ma da subito un Governo per l’Europa, altro che parlare dei partiti nazionali come soluzione a problemi che lo stesso sistema dei partiti ha contribuito a produrre. Ben venga un dibattito serio all’interno del PD, ma allargato a tutti e su tutto.